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Storia – la nascita del Matcha – Cos’è?

Matcha è stato per secoli una bevanda riservata ai monaci e alle cerimonie del tè, strettamente ritualizzata e lontana anni luce da tutto ciò che riguarda l’alcol. Solo negli ultimi due decenni, questa polvere verde brillante ha varcato i confini del Giappone per approdare nei bar occidentali. Quello che un tempo era una pratica spirituale è diventato un ingrediente trendy della mixologia, e non si tratta solo di colore e di Instagram.

Matcha dal rituale zen alla tendenza del bar: tè in foglie sbattuto con umami, che si sposa con Gin, Vodka e Sake, ma deve essere preparato fresco.Ingrandisci grafico
Matcha non è un tè in bustina, ma una foglia macinata che, sbattuta, forma una sospensione. Dietro il bancone del bar, la nota amara e umami si sposa con Gin e Sake – ma solo se la polvere viene sbattuta fresca.

Origini e tradizione

Il Matcha proviene dalla Cina, dove già durante la dinastia Tang si beveva tè in polvere. I monaci zen giapponesi lo portarono in Giappone nel XII secolo, dove divenne il cuore della cerimonia del tè. A differenza del tè infuso, con il Matcha si macina l’intera foglia in una polvere finissima e la si sbatte con acqua calda. Il risultato non è un infuso, ma una sospensione – concentrata, amara, contenente caffeina e ricca di umami.

La preparazione seguiva regole ferree: ciotola, frullino di bambù, temperatura, movimento. Tutto era codificato, nulla lasciato al caso. Il Matcha era meditazione, non piacere nel senso occidentale del termine. E l’alcol non trovava spazio in questo contesto.

Il percorso nella cucina occidentale

Fino agli anni Novanta, il Matcha rimase largamente sconosciuto fuori dal Giappone. Solo con l’aumento dell’interesse per la cultura giapponese, il benessere e l’alimentazione salutare, la polvere verde cominciò a comparire nelle grandi città occidentali. I coffee shop proponevano Matcha Latte, le pasticcerie lo usavano nei dolci e i bar per smoothie lo aggiungevano ai loro drink. Il gusto era per molti un’abitudine da acquisire, ma il colore e l’immagine – naturale, energizzante, esotico – resero il Matcha un ingrediente lifestyle.

Parallelamente, la scena dei cocktail viveva una sua rinascita. I barman cercavano nuovi aromi al di là di agrumi e erbe. Il Matcha offriva entrambi: un impatto visivo e una nota erbacea e terrosa che si abbinava sorprendentemente bene con le bevande alcoliche. Gin, Vodka, Sake e persino Whisky potevano essere combinati con esso.

Matcha dietro il bancone

Nei cocktail, il Matcha compare solitamente come sciroppo, come emulsione sbattuta o direttamente in polvere. La sfida sta nel dosaggio: troppo e la bevanda diventa amara e opaca; troppo poco e il colore rimane pallido, il sapore scompare. Un buon Matcha è costoso, mentre una qualità scadente risulta erbacea e piatta. I barman che lavorano con il Matcha devono sbatterlo fresco e processarlo rapidamente, altrimenti si ossida e perde vivacità.

Nonostante queste difficoltà, il Matcha si è affermato in molti bar. Si sposa bene con note floreali come sambuco o gelsomino, con agrumi, con rum leggero e con il Sake. Spesso viene abbinato a latte o panna per attenuare l’amaro. In Giappone, la combinazione di Matcha e alcol rimane insolita – la maggior parte dei cocktail con Matcha nasce a New York, Londra o Berlino.

Cosa rimane del Matcha nel bar

La crescente popolarità del Matcha nella cultura dei cocktail è un esempio di come gli ingredienti si staccano dal loro contesto originario per acquisire nuovi significati. Quello che un tempo era un rituale oggi è una tecnica. Quello che significava meditazione ora è gusto. Non è né positivo né negativo, ma mostra quanto la cultura del bar si relazioni in modo flessibile con le tradizioni.

Il Matcha rimane un ingrediente impegnativo. Richiede attenzione, conoscenza e una buona qualità. Chi lo utilizza solo per il colore rimarrà deluso. Chi invece ne comprende le peculiarità può creare drink che vanno ben oltre il verde.

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Domande frequenti

Da dove proviene originariamente il Matcha?

Il Matcha ha le sue radici in Cina, ma fu portato in Giappone nel XII secolo dai monaci zen giapponesi, dove divenne la base della cerimonia del tè.

Perché il Matcha è diventato così popolare nei cocktail?

Il matcha offre un’insolita combinazione di colore vivace, sapore erbaceo e immagine culturale. Nella mixologia moderna si sposa bene con note floreali e agrumate e con spiritose come Gin, Vodka o Sake.

È difficile lavorare il matcha dietro al bancone?

Sì. Un matcha di qualità ha un costo elevato, si ossida rapidamente e va montato al momento. Il dosaggio è fondamentale: troppo ne rende il drink amaro, troppo poco non apporta né colore né sapore.

Esistono anche cocktails al matcha in Giappone?

In Giappone la combinazione tra matcha e alcol è insolita. La maggior parte dei cocktails al matcha nasce nelle grandi metropoli occidentali, dove i baristi sperimentano con maggiore libertà rispetto alle tradizioni locali.

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